Il malato mentale ha il diritto di essere curato. Tuttavia, spesso, non esercita questo diritto perchè non ha coscienza della propria malattia e crede di non aver bisogno di cure.

Di.A.Psi. è sorta a Torino nel 1988 a opera di due mamme e alcuni familiari per far fronte al dramma della malattia mentale e ai grossi problemi a essa connsessi: abbandono dei malati e delle famiglie, scarsità dei risposte terapeutiche, disinformazione, carenze del servizio pubblico, inadeguatezza delle strutture. L'obiettivo era aiutare le famiglie dei malati, nello specifico, malati schizofrenici, che si trovavano sole ad affrontare problemi insostenibili, senza il supporto del servizio pubblico.

Con la legge 180/78 e la legge di riforma 833/78 finalmente il malato mentale veniva considerato una persona, un cittadino che, come ogni altro malato, "ha il diritto di essere curato". Erano aboliti gli ospedali psichiatrici e veniva sancito l'ingresso della psichiatria e della neuropsichiatria infantile nel Servizio Sanitaro Nazionale.

Tuttavia il malato spesso non esercita questo diritto perchè non ha coscienza della malattia, dunque, come si fa ad aiutare qualcuno che crede fermamente di non averne bisogno?

Inoltre, va ricordato che talvolta, anche i servizi non sono collaborativi e le famiglie si sentono spesso rispondere "il malato non vuole farsi curare", "questa legge non consente di intervenire", "non abbiamo fondi per 'inserimento in comunità" oppure "non può andare in quella comunità perchè non siamo convenzionati". Inoltre, il malato non può scegliere nè il medico, nè il luogo di cura, a causa dei vincoli territoriali.

Infine, ancora oggi, parecchi malati cosiddetti cronici sono collocati ovunque: negli SPDC, nelle RSA, nelle care di cura private, nelle locande, per strada o in famiglia, in una situazione di abbandono che non ha nulla a che vedere con le risposte terapeuche che la legge garantisce.
 

Di.A.Psi. si batte affnchè le richieste di aiuto delle famiglie non rimangano inascoltate e affinchè un malato inconsapevole e non collaborativo sia in ogni caso presso in carico dalla ASL. Questo significa che se il paziente rifiuta il contatto con il Centro di Salute Mentale, lo psichiatra, interpellato dalla famiglia, deve recarsi al domicilio del malato per verificare di persona la situazione. In questo modo si evitano i TSO, spesso attuati in condizioni drammatiche e con l'intervento delle forze pubbliche.
Pazienti e, soprattutto, familiari, devono essere informati su tutti gli aspetti della malattia, perchè sono proprio le famiglie coinvolte nell'osservazione precoce dei segni e dei sintomi.

Testimonianze drammatiche di famiglie che si rivolgono all'Associazione, confermano che il primo e fondamentale problema è convicere il malato della necessità delle cure, farmacologiche, psicologiche e di accettazione di attività riabilitative.
Il secondo fattore è il timore dello stigma, perchè chi ricorre a cure specialistiche o assume psicofarmaci è per definizione "matto". Lo stigma non colpisce solo i malati, ma anche i loro familiari, i centri di salute mentale (quasi nessuno sa che esistono e dove si trovino) e quanti vi lavorano.

 

Di.A.Psi. è composta da volontari e persone che condividono lo stesso dramma delle famiglie sole e disperate di questi malati. Lavora per creare un'alleanza di collaborazione tra operatori, istituzioni, famiglie, ciascuno con le proprie competenze, responsabilità e capacità per rendere più accettabile la vita del malato mentale.
 

Graziella Gozzellino
Presidente Di.A.Psi. (Difesa Ammalati Psicihici) Piemonte
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DI.A.PSI.
Difesa Ammalati Psichici - Onlus
è un'associazione di volontariato, apartitica, senza fini di lucro,
composta da familiari e volontari, con sedi in alcune città del
Piemonte, Lazio e Valle d'Aosta.
www.sospsiche.it



Immagine di Baccale - Fotolia.com

 

 

  

 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Domenica 15 Aprile 2012 16:01 )