... L'erba del vicino (ed è magari l'erba del nostro "dopo") ci pare sempre più verde; mentre è esattamente il contrario: l'erba più verde è la mia, quella che cresce nel mio orto, del mio "oggi", del mio "ora".

... La cosa più importante è sempre quella che sto facendo. Allora non debbo avere fretta. Intendo dire che non debbo avere l'atteggiamento psicologico della fretta, della fuga in avanti, dell'incomprensione e dell'insopportazione del presente.

... Ecco, io sto imparando questo: a non pensare al dopo, all'altro lavoro che mi aspetta, ma a consegnarmi totalmente a quanto sto facendo, come se fosse l'unica cosa da farsi. Nei limiti del possibile cerco di evitare non solo l'affrettarsi psicologico ma anche la corsa materiale. Piuttosto cancello qualcosa, elimino impegni, accetto concretamente il limite.

... Noi siamo tanto bravi nel "fare"; ma quest'efficienza e questa corsa ci stanno portando a una nevrosi collettiva. Dobbiamo accettare di fare meno cose per vivere più vita: "più" in senso qualitativo, nel senso di quella "qualità della vita" di cui tanto si parla. Io accetto questo "meno" che è un "più" e non voglio rimpiangere il non fatto, ma accontentarmi del vissuto che è già tanto denso, profondo e spesso. Perchè è vero che abbiamo tanto da fare ma è vero che dobbiamo prima di tutto vivere.

 

Ultimo aggiornamento ( Domenica 15 Aprile 2012 16:44 )