Gli yogi hanno scoperto l'utilità di distogliere talvolta lo sguardo dagli stati mentali difficili, afflittivi, e di "abitare" negli stati mentali sani. Ciò viene talvolta definito "immersione". Immersione nell'amore, nella compassione, nella generosità. In questi momenti di immersione, suggerisce Patanjali, non prestate attenzione agli ostacoli. Non combatteteli e non opponete resistenza, ricordate: ciò a cui si reiste, persiste. Invece di respingere attivamente gli stati mentali caratterizzati da avidità, avversione e illusione, semplicemente date linfa ai loro opposti, e gli ostacoli svaniranno spontaneamente.

 

Nuove e affascinanti ricerche lasciano supporre che Patanjali avesse ben presente ciò di cui stava parlando. Una delle scoperte più interessanti degli ultimi anni nel campo delle neuroscienze è che il cervello subisce modifiche sostanziali in seguito a esperienze ripetute.

Fino a poco tempo fa gli scienziati credevano che le modifiche di adattamento strutturali e funzionali a livello cerebrale fossero limitate alla prima infanzia. Ora sappiamo che la capacità del cervello di sviluppare nuove interconnessioni neuronali-sinaptiche permane anche nell'età adulta. Ciò significa che il cervello dell'adulto è molto più "plastico", aperto al rimodellamento, di quanto si pensasse. La scoperta della plasticità neuronale ha portato a una nuova comprensione delle modalità con cui l'esperienza modifica il cervello stesso.

 

Ora noi cominciamo a sospettare qualcosa di stupefacente: non solo il cervello dà origine agli stati mentali, ma gli stati mentali stessi partecipano allo sviluppo del cervello. Ciò significa che le esperienze ripetute di stati di felicità, gentilezza e compassione, per esempio, effettivamente modificano le strutture fisiche del cervello, attraverso stimolazioni ripetute.

 

In tutte le specie di vertebrati il cervello è diviso in due lobi, e la ricerca dimostra che negli esseri umani i lobi destro e sinistro svolgono funzioni differenti. Esistono studi che lasciano intendere che determinate aree della corteccia frontale sinistra giochino un ruolo importante su emozioni e stati mentali positivi (felicità, gentilezza, compassione), mentre la corteccia frontale destra ricoprirebbe un ruolo analogo per quanto riguarda gli stati mentali negativi (rabbia, paura, frustrazione).

 

La logica qui è ovvia, e combacia precisamente con gli antichi insegnamenti. Più pratichiamo gentilezza, compassione, gioia simpatetica, felicità, più queste si rafforzano. La parte di cervello che supporta questi stati mentali viene rafforzata e resa più robusta. Quando si esercitano questi stati mentali, gli stati mentali negativi difficili, coinvolgendo una serie completamente diversa di connessioni neuronali, calano in forza, controllo e sviluppo fisico. Di nuovo: ciò che pratichiamo diviene più forte. E oggigiorno è la scienza del cervello che dà man forte a questa tesi.

 

Queste scoperte implicano anche dell'altro, specie per quanto riguarda il periodo refrattario. Alcuni studi hanno dimostrato che chi dispone di circuiti più sviluppati per le emozioni positive (chi per caso fortuito oppure intenzionalmente abbia maggiormente praticato felicità e compassione amorevole) ritorna molto più rapidamente allo stato di clima originario dopo essere stato scombussolato da un'emozione negativa. Ha periodi refrattari più brevi (1). E' interessante notare che le persone con un periodo refrattario più breve presentano, anche, livelli più bassi di cortisolo, il cosiddetto ormone dello stress, e dispongono di un sistema immunitario più forte.

 

A causa delle modalità di funzionamento del cervello, è difficle provare allo stesso tempo odio e amore. Predominerà una sola fra le serie di attivazioni cerebrali. Gli studi suggeriscono che, attraverso la pratica ripetuta di stati mentali sani, le emozioni afflittive e negative posso essere attivamente atrofizzate.

 

da: Stephen Cope. LA SAGGEZZA DELLO YOGA. Una guida alla ricerca di una vita straordinaria.
Giangiacomo Feltrinelli Editore. Milano, 2009.
http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=5001197 

 

 

 

1. R.J. Davidson et al. Alteration in brain and immune function produced by mindfulness meditation.
Psychosomatic Medicine. 2003. (65)4:564-570.

Ultimo aggiornamento ( Domenica 27 Novembre 2011 09:38 )