Quali sono le caratteristiche di cui tenere conto quando acquistiamo un paio di scarpe da jogging? Per capire come funzionano le abbiamo smontate e abbiamo scoperto una serie di supporti e di plantari con funzioni adeguate a corporature e posture diverse.

Gli effetti di prevenzione e cura dell’attività fisica sono dimostrati oltre ogni possibile dubbio (1) .
In uno studio di Willett (2), pubblicato sulla rivista Science, gli autori concludono sostenendo che “con esercizio fisico e dieta adeguati sarebbero evitati il 70% dei casi di ictus cerebrale, l’80% dei casi di infarto del miocardio, il 90% dei casi di diabete dell’adulto e il 70% dei casi di cancro del colon”. L’attività fisica, oltre che per gli effetti preventivi, è uno strumento efficace per curare le cosiddette malattie da sedentarietà: diabete di tipo 2, obesità, dislipidemie, sindrome metabolica, ipertensione, malattie cardiovascolari, broncopneumopatie ostruttive, cancro di colon, mammella, prostata e pancreas, depressione, litiasi biliare, osteoporosi.

I modi più semplici per avvicinarsi a una pratica sportiva sana sono camminare e correre.
Camminare è l'atto fisiologico per eccellenza, non richiede sforzi eccessivi ed evita il rischio di traumi. Trenta, quaranta minuti tutti i giorni a passo sostenuto, possibilmente scegliendo percorsi nel verde ed evitando il traffico cittadino per il benessere oltre che fisico, anche dell’umore.
A parità di allenamento la corsa brucia più grassi di qualsiasi altro sport ed è un antidoto formidabile contro lo stress. Inizialmente si possono alternare sessioni di camminata e corsa, riducendo a mano a mano che il fisico è più allenato la durata delle sessioni del walking.

Se prevenire è prendersi cura di se stessi, anche l’attività fisica è prendersi cura di se ed è un avvicinamento alla qualità della vita, da compiere nel modo corretto. Prima di iniziare a correre, innanzitutto, non bisogna dimenticare le verifiche mediche per l’idoneità o per eventuali controindicazioni, poi occorre scegliere le calzature adatte, ammortizzate e adeguate alla nostra struttura fisica, facendoci consigliare da personale esperto.

Le scarpe tecniche di buona qualità devono garantire ammortizzamento e stabilità qualunque sia la disciplina sportiva praticata. Durante l’attività sportiva, infatti, il corpo è soggetto a carichi e stress superiori alla norma e il corretto equilibrio tra ammortizzamento e stabilità consente di minimizzare i rischi di infortuni.

Per ottenere questi risultati dobbiamo considerare le nostre caratteristiche fisiche statiche e dinamiche.

Peso: per ottenere un'ammortizzazione ottimale della scarpa, tenendo conto che i runner di peso leggero necessitano di un’ammortizzamento più morbido; aumentando il peso l’ammortizzamento sarà più rigido.

Passo: verificare la velocità, più di 6,0 min/km; 4,5 min - 6,0 min/km; oppure meno di 4,5 min/km.

Conformazione del piede: le scarpe devono dare un adeguato sostegno, anche secondo la struttura del nostro piede, sia esso cavo, normale, piatto o valgo. I piedi normali hanno un’arcata plantare longitudinale ben formata e il carico si distribuisce uniformemente sul lato interno ed esterno in posizione eretta. In caso di piedi piatti, invece, l’arcata plantare longitudinale si abbassa fortemente sotto carico, in particolar modo quando si è in movimento o in posizione eretta prolungata.
Come facciamo a sapere com’è il nostro piede? I negozi specializzati sono dotati di un apparecchio che, attraverso il calore del nostro corpo, ne evidenzia l’appoggio. A casa possiamo farlo facilmente con una vaschetta d’acqua e un foglio di giornale: bagnare la pianta del piede destro. Camminare col piede destro sul giornale, in modo che lasci un'impronta. Osservare la propria impronta e confrontarla con la fig. 1. Ripetere poi la prova con il piede sinistro.

Posizione di rotazione dei piedi: camminare a piedi scalzi per qualche metro. Mentre si cammina, fare attenzione alla posizione delle punte dei piedi. Uno o entrambi i piedi potrebbero essere rivolti verso l'interno, oppure in posizione normale a V, oppure uno o entrambi piedi sono rivolti verso l'esterno (fig. 2). Una leggera posizione di rotazione dell’asse longitudinale verso l’esterno è considerata normale.
Appoggio del piede durante la corsa: quasi tutti i runner, nell’atterraggio, poggiano prima il tallone. Per questo motivo le scarpe da corsa sono ben ammortizzate sul retro, nella suola. Nella corsa sull’avampiede, invece, sono le dita  a toccare prima il suolo. Durante tutto l’appoggio il tallone ha solo un leggero contatto con il suolo. Di conseguenza la suola è maggiormente consumata sotto il cuscinetto plantare. Questo stile di corsa è tipico soprattutto dei velocisti, dei mezzofondisti e dei corridori di peso leggero (fig. 3).

Asse delle gambe statico: gambe arcuate se fra le ginocchia ci sono almeno due dita di spazio; asse diritto quando si riesce a unire le  ginocchia; gambe a X se fra le caviglie ci sono almeno due dita di spazio (fig. 4).

Asse delle gambe in situazione dinamica: per questa verifica occorre mettersi a piedi nudi davanti a uno specchio ed eseguire varie flessioni del ginocchio prima con la gamba sinistra, poi con la destra. Importante: tenere il busto diritto,  non ruotare i fianchi e piegare la gamba su cui si è poggiati di circa 35 gradi. Paragonare il movimento del ginocchio flesso in  rapporto con un'immaginaria linea diritta fra il piede e l'osso iliaco.
Se, durante il movimento, una o entrambe le ginocchia si spostano verso l’esterno rispetto alla linea immaginaria, vengono sovraccaricate in modo erroneo; invece, se nel movimento il ginocchio si sposta verso l’interno, l’articolazione sinoviale non viene caricata adeguatamente rispetto all’asse e possono verificarsi danni da sovraccarico a una o entrambe le ginocchia. L’asse normale prevede che le ginocchia rimangano sulla linea centrale immaginaria che va dall'osso iliaco, al ginocchio, al piede (fig. 5).

Mobilità dell'articolazione tibiotarsica: mettersi a piedi scalzi con i piedi allargati in base alla larghezza delle spalle. Abbassare i glutei fino a raggiungere la posizione accovacciata. Si riesce a farlo senza sollevare i talloni e cadere all'indietro? Se si la flessibilità della muscolatura delle gambe e la mobilità dell’articolazione tibiotarsica sono normali. La necessità di sollevare i talloni invece può rappresentare una limitazione di movimento dell’articolazione che potrebbe essere collegata anche con una limitazione di mobilità nell'articolazione della caviglia (fig. 6).

Sulla base dei risultati ottenuti da queste verifiche, sarà possibile trovare la scarpa adatta che disperda gli shock in maniera uniforme lungo tutta la suola, assecondi la flessione del piede (ammortizzamento e fluidità), senza deformarsi in senso perpendicolare alla direzione della corsa (stabilità) e impedendo al piede di muoversi lateralmente.

A questo punto non resta che allacciare bene le stringhe e … buon allenamento!

 

Modificato da: Mizuno Precision Fit online

Per gentile concessione di Mizuno Italia
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Bibliografia

1- Roberts CK, Barnard RJ. Effects of exercise and diet on chronic disease. J Appl Physiol. 2005 Jan;98(1):3-30. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/sites/entrez

2- Willett W.C. Balancing life-style and genomics research for disease prevention. Science. 2002 Apr 26;296(5568):695-8. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/sites/entrez

 

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 12 Aprile 2012 14:13 )