Giornali, riviste, notiziari,  riferiscono che purtroppo è in costante aumento il numero dei divorzi e delle separazioni creando gravi cambiamenti collettivi a tutti i livelli e con gravi ripercussioni sul tessuto sociale, prima di tutto sulla famiglia, istituzione ormai in profonda crisi.

Da sempre sono presenti situazioni di disagio anche grave,  di malessere ma sicuramente oggi non è più come una volta, tanti tabù sono crollati e se una volta certi contesti non venivano affrontati, se non esclusivamente all’interno delle mura domestiche, oggi c’è più coraggio nell’affrontare anche realtà difficili e spinose.

Spesso sono proprio le donne a voler affrontare i problemi e a trovare  la forza e la determinazione per risolverli.

In tutto questo scenario però, costituito a volte da ricerca di autonomia da parte di uno dei due genitori, possono facilmente emergere assenza di comunicazione, immaturità e distanza.

Da una fase tipica dell’innamoramento che vede inizialmente  la costituzione di una coppia affiatata, dove è presente l’entusiasmo, la partecipazione, si arriva al momento critico in cui la vita di coppia non viene più percepita come unica dinamica ed è ormai il singolo a muoversi e  a cercare ogni forma di riscatto sull’altro, di ripicca, di rivincita.

In tutto questo scenario è scontato affermare che le vittime maggiori, specie in quanto  attori involontari,  sono i figli.

La loro presenza richiama pesantemente e prepotentemente la necessità da parte degli adulti di rispettare l’altro anche nei momenti più difficili, di recuperare l’altro come persona se non altro almeno in quanto genitore.

Separarsi non vuol dire venir meno ai doveri che ciascun genitore ha nei confronti del proprio figlio, ben considerando che non ha chiesto lui di venire al mondo né per questo merita di essere considerato oggetto di rivendicazione o altro.

Tutti i bambini, in caso di separazione, rimangono profondamente turbati e scossi, anche se apparentemente non lo danno a vedere; non capiscono le reali motivazioni che hanno condotto i genitori a tale decisione e spesso si ritengono pure responsabili per il dissesto familiare.

Non a caso tante volte intervengono poi comportamenti quali rabbia, aggressività, somatizzazioni, calo nel rendimento scolastico.

Queste sono le conseguenze più dirette che impongono a noi adulti una forte riflessione, un serio impegno, possibilmente con sostegno psicologico per aiutare i figli a capire, ad accettare la nuova situazione, a impedire ulteriori sofferenze per il futuro.

I ragazzi hanno il  sacrosanto diritto di poter elaborare la rottura del legame familiare che si è venuta a creare senza per questo pensare di non essere più amati da uno dei due genitori o di non essere in grado da adulti di avere una situazione sentimentale stabile.

La separazione sarà ancora più dolorosa se si lascia che offese, tensioni e litigi abbiano la meglio sui rapporti interpersonali, cedendo facilmente alle rivendicazioni e rimanendo intrappolati in dinamiche inconsce.

E’ doloroso sciogliere un legame familiare ma si può continuare a essere madri e padri  anche separatamente, accettando la nuova condizione e crescendo insieme ai propri ragazzi, con la consapevolezza che  loro sono  il gioiello più prezioso da preservare.

Sandra Castellano
Pedagogista 
Consulente in ambito scolastico e familiare
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L'immagine di apertura è di: Somal - Fotolia.com

 

 

 

 

 

 

 

Com'è difficile! Riflessioni, appunti, spunti e ansie genitoriali

Essere un buon genitore vuol dire crescere bene insieme ai propri figli. Il mestiere del genitore è difficile ma arricchisce entrambi. Certo, in una situazione di crisi del futuro come l’attuale, è complicato riuscire a trasferire ai ragazzi la capacità di creare un progetto costruttivo, ma occorre tenere conto che negli ultimi anni, forse, gli stessi genitori hanno perso il timone, sostituendo un sano modello educativo basato sulle regole, con la profusione di amore incondizionato, diventando sovente avvocati difensori dei propri figli nei confronti degli insegnanti e della società. Invece, i ragazzi hanno bisogno di regole precise, devono identificarsi con i loro “eroi” che sono adulti capaci e competenti, per costruire il proprio sé autonomo e la propria stima di sé. Per raggiungere questo traguardo sono importanti la presenza costante e discreta, la comunicazione continua con i propri figli e la collaborazione stretta tra i genitori e la scuola. I concetti espressi in questo libro, sono sì derivati dal pensiero pedagogico classico e di autori recenti, ma, soprattutto, sono il vissuto e l’esperienza diretta di una mamma, psicopedagogista, che li mette in pratica direttamente su di sé e sui suoi due figli.
 
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Sandra Castellano è psicopedagogista. Offre consulenze pedagogiche in collaborazione con Medici di Base e interventi di sostegno psicopedagogico a domicilio per giovani disabili portatori di deficit. È stata Vice, e poi, Presidente di Cooperativa Socio–Assistenziale, impegnata nella gestione di Day Hospital Psichiatrico Adulti in Torino con mansioni di supervisione psicopedagogica e organizzazione del personale educativo per il recupero di pazienti psichiatrici. È nata a Torino ed è mamma di due figli di 14 e 12 anni. Com’è difficile! è il suo primo libro dedicato ai genitori che, come lei, combattono tutti i giorni per dare una sana educazione e buone prospettive ai propri figli.
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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 26 Ottobre 2012 12:51 )