Il fenomeno della violenza intrafamiliare rappresenta un problema rilevante di salute pubblica riconosciuto da tutti i principali organismi nazionali e sopranazionali, prima tra tutti l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Può interessare tutti i componenti della famiglia, naturalmente con maggiore frequenza per quelli in condizione di maggiore vulnerabilità e debolezza sia fisica sia di rappresentanza e ruolo sociale, quindi minori, anziani, malati e disabili, donne.

L’entità e la prevalenza della violenza domestica risentono delle caratteristiche delle comunità più allargate in cui le famiglie insistono. Qualora la violenza extrafamiliare sia particolarmente grave, sia in forma endemica, come violenza societaria diffusa, sia in forma epidemica come conseguenza di condizioni di conflitto manifesto o latente presente nella comunità, anche la violenza intrafamiliare tende a crescere in modo esponenziale, mantenendosi particolarmente elevata anche nella generazione successiva.

Poiché uno degli strumenti più efficaci di contenimento della violenza sociale e quindi anche intrafamiliare consiste nell’efficacia proteggente delle reti sociali, tra cui quelle costituite dalle reti dei servizi sanitari, l’attitudine alla diagnosi e alla presa in carico corrette delle vittime della violenza, non costituisce solo una buona prassi clinica rispetto al singolo paziente, ma costituisce anche un meccanismo proteggente e quindi di prevenzione dello sviluppo di nuovi episodi di violenza intrafamiliare per nuovi soggetti.

I perpetratori di violenza e le loro vittime all’interno della famiglia si distribuiscono in maniera dipendente dal genere. In base al tipo di violenza agita e subita, la prevalenza del sesso femminile su quello maschile cambia ampiamente.

Per valutare l’effetto del genere nella frequenza delle vittime di violenza e di maltrattamento, abbiamo considerato tre diverse tipologie di condizioni che portano o potenzialmente lo possono fare verso il maltrattamento. Le prime due si riferiscono a vittime minorenni e riguardano appunto casi conclamati di maltrattamento nelle sue varie forme e tratti di un’ampia casistica, il secondo riguarda una condizione di potenziale non tutela, attinente al fenomeno del non riconoscimento del nato al momento del parto.

Per la terza fonte le vittime sono costituite dagli adulti maltrattati dai propri compagni e giunti per le lesioni conseguenti al Pronto Soccorso ospedaliero.

Per i casi di maltrattamento ai minori, abbiamo rivalutato la casistica seguita dal centro per il bambino maltrattato, centro specialistico della regione Veneto per la diagnosi dei casi di abuso sessuale, psicoemozionale, maltrattamento fisico, trascuratezza e violenza assistita.

Nel Veneto ci sono circa 3500 bambini maltrattati/anno, quasi tutti in ambito familiare, quasi il 10% dei quali viene seguito dal centro.

La distribuzione per sesso vede una prevalenza lievemente maggiore per le femmine con un 53% dei casi. Tale frequenza sale ad oltre il 70% per i casi di abuso sessuale e scende a 37% per i casi di Sindrome del Bambino Scosso.

Per i casi di non-riconoscimento, a partire dal registro nascita del Veneto, abbiamo rivalutato tutti i nati per il quinquennio 2006-2010, per ciascuno abbiamo valutato l’avvenuto riconoscimento o meno da parte della madre e del padre biologico. A parte abbiamo trattato le nascite dei genitori di età inferiore ai 16 anni, poiché per legge essi non possono riconoscere il figlio.

La proporzione di non riconoscimento da parte dei padri cambia in relazione al sesso del nato (non vengono riconosciute il 7,4 per mille delle femmine contro il 6,7 per mille dei maschi), mentre non cambia per il non riconoscimento delle madri (0,69 per mille).

Per la terza tipologia di vittime considerate, abbiamo utilizzato i casi dell’ambulatorio per i genitori vittime di violenza domestica istituito dal maggio 2011 presso il centro per il bambino maltrattato.

In questo caso il genere è femminile nel 95% dei casi. 

Melissa Rosa Rizzotto, Silvia Manea, Paola Facchin 
Centro Regionale per la Diagnostica del Bambino Maltrattato 
Dipartimento di Pediatria, Azienda Ospedaliera di Padova

 

 

Dallo stesso convegno:
Differenza di genere e outcomes di salute.

 

 

 

 

Il 2012 è stato un anno importante per la Medicina di Genere, per l'attività svolta finora e per due eventi in particolare:

Il 10 maggio si è tenuta la giornata di Formazione
LA MEDICINA DI GENERE A PADOVA Risultati e prospettive
Il primo convegno in Italia in cui sono stati presentati i risultati delle ricerche del Comitato Scientifico Padovano in ottica di genere. 

Nel mese di giugno, a Baltimora il
2012 ANNUAL MEETING
JOINT MEETING OF OSSD & IGM

L'abstract qui pubblicato è stato presentato in occasione della Giornata di Padova. 
Si ringrazia per la gentile concessione la Prof.ssa Giovannella Baggio

Presidente del Centro Studi Nazionale su Salute e Medicina di Genere
Membro dell'Executive Committee della International Society for Gender Medicine 
 

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   Immagine di apertura Daniela Starace - Fotolia.com

 

Ultimo aggiornamento ( Domenica 04 Novembre 2012 14:09 )