2 settembre 2012: una giovane ragazza brasiliana, arrivata da soli dieci giorni in Italia, giunge al Pronto Soccorso dell’Ospedale San Giovanni Bosco in arresto cardiaco. Muore a 25 anni nonostante ogni tentativo rianimatorio. Gli esami condotti su sangue e tessuti confermano l’ipotesi: si tratta del Morbo di Chagas.

2 settembre 2012: una giovane ragazza brasiliana, arrivata da soli dieci giorni in Italia, giunge al Pronto Soccorso dell’Ospedale San Giovanni Bosco in arresto cardiaco. Muore a 25 anni nonostante ogni tentativo rianimatorio.

Non ha una storia clinica che possa giustificare una morte così prematura e tutti gli accertamenti escludono che possa trattarsi di una delle ormai tristemente frequenti tragedie del sabato sera, in cui un mix di alcol e stupefacenti diventa micidiale: ha il cuore ingrossato e tutto ricondurrebbe a un problema cardiaco congenito.

Le equipe mediche del Pronto Soccorso diretto dal Dott. Antonio Sechi, della Terapia Intensiva diretta dal Dott. Sergio Livigni, del Dipartimento di Medicina Legale (Direttore Dott. Roberto Testi) e di Anatomia Patologica (Direttore Dott. Sergio Coverlizza), di fronte a un decesso inspiegabile decidono di approfondire la storia familiare della ragazza, sospettando una patologia legata al paese di origine, allertando anche le Malattie Infettive e Tropicali dell’Ospedale Amedeo di Savoia, dirette dal Dott. Pietro Caramello.

Gli esami condotti su sangue e tessuti confermano l’ipotesi: si tratta del Morbo di Chagas, una malattia parassitaria veicolata dalla cimice alata, trasmessa prevalentemente per puntura dell’insetto, e in misura inferiore per via trasfusionale, congenita e talora per via alimentare da contaminazione di alcuni frutti tipici utilizzati per bevande.

Anni prima in Brasile il Morbo di Chagas aveva già ucciso la madre della ragazza.

“Tempestivamente abbiamo preso contatti con i familiari della giovane – spiega il Dott. Valter Declame, il medico legale che ha eseguito l’autopsia sulla ragazza al San Giovanni Bosco – unitamente a un mediatore culturale della comunità brasiliana, per poterli informare sulla causa del decesso e sulla necessità, in quanto conviventi ed esposti in passato agli stessi rischi ambientali della ragazza, di intraprendere procedure diagnostiche e terapeutiche indispensabili per contenere gli esiti letali in caso di infezione”.

Le Malattie Infettive e Tropicali dell’Amedeo di Savoia hanno dato la propria disponibilità all’assistenza ai familiari della giovane vittima: una delle sorelle è stata sottoposta ad accertamento sierologico, fortunatamente risultato negativo, ma l’allerta sanitario è arrivato anche in Brasile, per informare i parenti residenti in Sudamerica sulla corretta terapia in caso di positività.

“Il Morbo di Chagas è causato dal Tripanosoma cruzi, un parassita tipico del Centro-Sudamerica, prevalentemente di Bolivia e Brasile, che nel sangue si moltiplica e si dissemina in vari organi, soprattutto cuore, esofago e intestino – spiega il Dott. Pietro Caramello – in fase acuta può dare sintomi gravissimi, con una mortalità del 10%, oppure attenuarsi rimanendo presente in forma cronica per anni, sino a manifestarsi con insufficienza cardiaca grave, megaesofago e megacolon. La cura dei congiunti è fondamentale perché può ridurre il rischio di evoluzione della malattia e le sue conseguenze a lungo termine: la letalità a 10 anni dei pazienti con lesioni cardiache varia tra il 10 e l’80% secondo l’entità del danno cardiaco”.

“Questa tragedia evidenzia come l’aumento dei flussi migratori debba richiamare l’attenzione delle Autorità Sanitarie sulle malattie cosiddette ‘dimenticate’, come il Morbo di Chagas, la Cisticercosi, la Schistosomiasi, le infezioni da Strongiloides, malattie esotiche e della povertà, che rimangono lontane dalla cronaca e dall’attenzione della comunità scientifica, ma che non possono più essere trascurate nella realtà sociale piemontese, a seguito del dinamismo indotto dai movimenti migratori – precisa Caramelloa oggi solo alcuni Paesi come la Spagna hanno già adottato test per identificare i soggetti portatori di tale malattia, attraverso la ricerca degli anticorpi specifici negli individui provenienti dalle aree geografiche a elevata endemia nel caso di donazione di sangue. Particolare gravità della malattia è inoltre legata alla trasmissione materno-fetale con importanti forme congenite; è fondamentale disporre in questi casi di test diagnostici da utilizzare nello screening delle popolazioni a rischio”.

Per i turisti il rischio stimato è molto basso.

In Italia diventa sempre più impellente la necessità di monitorare patologie infettive anche non frequenti, considerate tipiche in molte aree di partenza dei flussi migratori e la necessità di essere dotati di ospedali specializzati con laboratori debitamente attrezzati.

“L’Amedeo di Savoia, il centro di riferimento regionale per le malattie infettive e il più attrezzato Presidio Ospedaliero del Piemonte in materia – conclude il Direttore Generale dell’ASL TO 2, Dott. Maurizio Dall’Acqua – è dotato dell’unico laboratorio di Microbiologia e Virologia, diretto dalla Dott.ssa Valeria Ghisetti, in grado di effettuare nella Regione Piemonte test molecolari e sierologici per patologie infettive di importazione, come il Morbo di Chagas, e per infezioni da virus emergenti, come quella da virus Sin Nombre, appartenente alla famiglia degli Hantavirus, responsabile di un recente focolaio epidemico nel Parco di Yosemite in California, proprio in questi giorni alla ribalta delle cronache con oltre 230mila persone a rischio di contagio”.

 

Silvana Patrito 
Ufficio Stampa ASL TO 2 
silvana.patrito@libero-it

Immagine di apertura di:
Anton Balazh - Fotolia.com

 

 
 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 28 Settembre 2012 14:27 )