Nell’immaginario collettivo domina l’idea che la natura sia finalizzata al buono e al bello, mentre l’artificiale sia sinonimo di una devastante perturbazione di equilibri naturali prestabiliti. Ma dal punto di vista biologico la natura è sempre artificiale. 

Nel 1735 un medico svedese, Carl von Linné detto, poi semplicemente, Linneo, pubblica “Systema naturae”, un’opera enciclopedica e fondamentale nella storia della biologia poiché applica a tutti gli esseri viventi, vegetali e animali, la nomenclatura binaria: genere (cognome) e specie (nome).
Per esempio, famiglia cannabinacee:
Cannabis sativa: la canapa;
Cannabis indica: marijuana (foglie), hashish (inflorescenze femminili);
Cannabis humulus  lupulus: il luppolo per aromatizzare la birra.

Si tratta di un’opera grandiosa ma basata su un concetto rivelatosi successivamente errato.
Le circa 5000 specie, catalogate allora, erano considerate da Linneo entità fisse e stabili, create così da Dio (il padre era un pastore protestante) e da cui derivava costanza della specie e similis similia.

La tassonomia attuale invece, che mantiene ancora la nomenclatura binaria latina, deve far fronte a circa 1.700.000 specie, ma si suppone che in realtà siano più di 10.000.000! È il concetto moderno della evoluzione darwiniana e della biodiversità.

Naturale e artificiale

Gli estremi del problema OGM (organismi geneticamente modificati) possono essere riassunti in questi due termini:
artificiale
naturale
Il primo deriva dal latino artificium e significa fatto ad arte cioè, con l’intervento dell’uomo.
Il secondo vorrebbe dire prodotto spontaneamente dalla natura.

Riportati ai nostri giorni potremmo dire:

Artificiale: OGM, ovvero organismo geneticamente modificato da manipolazioni umane.
Naturale: biologico, o semplicemente Bio, termine che in greco significa vita.

Questi due concetti stanno assumendo connotazioni sempre più confuse e sempre più divaricate quando, invece, non lo sono per nulla, se pensiamo, infatti, che questo problema era già stato affrontato da Aristotele nei suoi trattati di Logica.

Nell’immaginario collettivo domina l’idea che la natura sia finalizzata al buono e al bello, mentre l’artificiale sia sinonimo di una devastante perturbazione di equilibri naturali prestabiliti.
Piergiorgio Strata, un grande neuroscienziato torinese, si sbilancia fino al punto di scrivere: “la natura è sempre artificiale” e noi possiamo aggiungere “l’uomo è l’OGM di Lucy”, frasi profondamente vere dal punto di vista biologico.

Ci sono voluti quattro milioni di anni, molti tentativi falliti (la teoria del cespuglio ha soppiantato il concetto di albero genealogico troppo semplicistico per poter rappresentare la complessità dell’evoluzione), circa 1500 mutazioni genetiche ma, infine,  nasce  l’homo sapiens sapiens.

Come avvengono questi cambiamenti su una struttura pre-costituita

Per cause ambientali (adattamento), alimentari (modificazioni della dieta da vegetariana a onnivora), virali (tratti genici virali incastrati nel nostro genoma), o, addirittura, batteri entrati stabilmente nelle nostre cellule (i mitocondri).
La natura esiste indipendentemente dall’uomo e ciò che l’uomo intende per “natura” è l’interpretazione fatta dal nostro cervello, vale a dire, un’idea platonica. Già i filosofi greci si chiedevano se il cielo stellato era stato creato per essere ammirato dall’uomo o viceversa!
La natura è afinalistica nel suo creare, mescolare ed eliminare in continuazione specie viventi senza un ordine apparente: è il processo della biodiversità.

OGM

Il meccanismo dell’OGM consiste nell’innesto artificiale di un tratto genico di un altro genoma, animale o vegetale, per modificare e/o migliorare le caratteristiche di un determinato organismo. Questo processo avviene, continuamente, da milioni di anni in tutti i genomi, in maniera del tutto naturale: sono le mutazioni dovute ad agenti esterni (climatici, alimentari, virali) che poi vengono trasmesse come caratteri genetici secondo le leggi di Mendel.


Ma, le domande che più ci stanno a cuore sono:

gli OGM possono provocare danni alla salute?

E ancora:
sono pericolosi per l’equilibrio della natura?

Attualmente non esistono studi in grado di dare risposte esaurienti per il semplice fatto che eventuali danni saranno evidenziati solo nelle generazioni future.
Conviene, pertanto, valutare le tesi favorevoli e quelle contrarie e poi, ciascuno faccia le proprie considerazioni e scelte.

Gli aspetti negativi

Uno strenuo oppositore degli OGM, Carlin Petrini fondatore di Slow Food, ha creato un suo decalogo “10 volte no!” per spiegare le sue motivazioni (http://sloweb.slowfood.it/sloweb/ita/dettaglio.lasso?cod=C2744B88054ce1E35DRhX27C8D89
Qui di seguito sono estrapolati i punti più significativi.

Pericolo di contaminazione: impossibile evitarla, venti, acqua, fauna trasportano semi OGM in coltivazioni bio o convenzionali contigue.
Limitazione della libertà: da sempre l’agricoltore seleziona le sementi migliori (OGM naturali). Con gli OGM artificiali deve acquistarli dalle multinazionali, brevettate, ogni anno.
Cultura del territorio: i prodotti naturali hanno legami storici e culturali con il territorio; in Italia esistono più di 500 prodotti DOC, ma basta anche solo ricordare l’importanza dell’ulivo nel Mediterraneo, della soja in Oriente, della quinoa e del mais nelle popolazioni andine per comprendere lo sviluppo di quelle civiltà.
Riduzione della biodiversità: le monoculture OGM riducono le diversità di specie: ci sono circa 50.000 piante commestibili ma noi ne usiamo solo 250; il 60%  delle nostre calorie deriva da 3 colture: frumento, riso, mais, di cui esistevano moltissime varietà ora scomparse; classico è l’esempio dello Sri Lanka: qui il riso aveva 2000 varietà ora ridotte a un centinaio.
Contrazione della deriva genetica: questo è un concetto fondamentale nell’evoluzione biologica che deve essere ben compreso. La deriva aumenta la variabilità genetica fra le popolazioni (neri, bianchi, gialli) ma la riduce all’interno della stessa popolazione diminuendo perciò la sua capacità adattiva; quindi, più c’è mescolamento di genomi diversi, più è ampio l’angolo di deriva,  più c’è una variabilità biologica, genetica e culturale, più l’individuo (uomo, animale, vegetale) si rinforza.

Gli aspetti positivi e i vantaggi

Resistenza ai parassiti: si è ottenuto un mais resistente alla piralide (insetto infestante) e ai diserbanti e, perciò, più conveniente.
Aumento dei raccolti: si ottengono prodotti quali soja, grano, miglio, patate con più raccolti all’anno e, quindi, si riduce la fame nelle popolazioni del terzo mondo.
Possibilità in ambienti poco idonei: si producono piante che sopportano siccità e terreni sabbiosi adatte, quindi, al continente africano e alle zone desertiche.
Incremento di sostanze benefiche: si creano prodotti che moltiplicano le loro caratteristiche benefiche. Ad es.: pomodoro transgenico che ibridato con un tratto genico delle petunie contiene 10 volte in più di licopene, la sostanza che protegge dall’insorgenza del cancro del colon-retto.
Produzione di farmaci: è la bio-farming, l’ultima frontiera per la produzione di vaccini, anticorpi monoclonali, enzimi, antibiotici a prezzi bassissimi: 1 gr di anticorpo anti-tumorale sintetico costa 150 $ ma quello prodotto dalle piante OGM costa 0,05 $.

Conclusioni

Dobbiamo ammettere che è molto difficile legiferare su questo argomento, come sul nucleare o su problemi di bio-etica e la confusione esistente nelle normative europee ne da conferma.
Chi è favorevole, come l’attuale ministro dell’agricoltura Galan, o chi è contrario, come il presidente della Regione Veneto, Zaia, avrà sempre buone motivazioni a sostegno delle proprie idee che considererà certe e inconfutabili.

 

Gianni Baiotti
Già Primario di Medicina Interna, Ospedale Molinette di Torino.
Libero Docente in Semeiotica Medica.
Docente di Corsi di Umanizzazione della Medicina.
Docente di Cultura Medica all’UNITRE di Torino e di Collegno.
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Immagini: coco - Fotolia.com

 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Domenica 10 Marzo 2013 09:08 )